LA SANTA – Parte I° (Da Santa Anastasia alla Santa)

Iniziamo qui a raccontare le antiche vicende del borgo della periferia di Monza che nacque nel V secolo intorno alla chiesetta di Santa Anastasia e che diventerà uno dei nuclei centrali della futura Villasanta. In questo primo capitolo partiamo dalle lontane origini fino al 1400 quando il luogo cominciò ad essere conosciuto come “ La Santa”.

CHI ERA SANTA ANASTASIA

L’agiografia di Santa Anastasia, ora patrona del nostro paese, ci narra una serie di intricate vicende che avrebbero caratterizzato la sua vita. Nasce e vive a Roma, città che lasciò per approdare, dopo non pochi viaggi avventurosi e leggendari, in quel di Sirmio in Illiria (oggi Stremska Mitrovica nella Voivodina serba) dove si dedicò clandestinamente al sostentamento e alla protezione dei fedeli del posto. Una volta venuta alla luce la sua appartenenza alla chiesa cristiana e avendo ella rifiutato di abiurare la sua fede, fu arsa viva il 25 dicembre del 304, durante l’ultima persecuzione di Diocleziano. Quando con l’Imperatore Teodosio il Cristianesimo divenne religione di Stato, le spoglie della martire furono portate a Costantinopoli e circa nel 460 poste nella basilica della Resurrezione (Anastasis).
Tale narrazione sovrappone le due figure omonime, probabilmente per l’esigenza dell’agiografo di giustificare la mancanza in Roma delle reliquie dell’Anastasia romana. Egli risolse il problema unendo le vicende delle due donne sotto un’unica figura. E’ invece storicamente accertato che l’Anastasia “romana” (al cui titolo in Roma troviamo una chiesa fin dal IV secolo e di cui sappiamo ben poco) non ha nulla a che vedere con l’Anastasia di Sirmio, martire e santa. Ed è a quest’ultima che è dedicato il nostro culto.

L’EVOLUZIONE DEL SUO CULTO IN ITALIA

Il culto della Santa martire si diffuse proprio da Costantinopoli in ambito bizantino dal V secolo, soprattutto in epoca teodoriciana. Sappiamo che lo stesso Teodorico, re dei Goti, fece erigere in Italia chiese dedicate alla Santa di Sirmio.  E’ dunque in questo periodo a cavallo tra la fine del V secolo e la prima metà del VI che possiamo ipotizzare il momento di maggior favore per l’intitolazione a Santa Anastasia della chiesetta nelle vicinanze di Monza. A supporto di questa tesi si ricorda anche come questa Santa non rientrasse fra i santi venerati dal popolo longobardo, che subentrerà ai Goti nel dominio delle nostre terre.

LE ANTICHE ORIGINI DELLA CHIESA

Chiaramente queste considerazioni sulla datazione della nostra chiesa sono di tipo indiretto e fanno capo a indizi di ordine generale. Il primo documento conosciuto in cui si cita la chiesa di Santa Anastasia è invece dell’anno 768, in epoca longobarda. Come si diceva, possiamo però pensare con buona sostanza che questo documento sia posteriore alla effettiva erezione dell’oratorio.

Pergamena del 768 con il testamento del prete Teodaldo, custodita presso l’Archivio storico del Museo del Duomo di Monza

Il documento in oggetto consiste nel testamento del prete Teodaldo, titolare della chiesa di sant’Agata di Monza (attuale Carrobiolo). Teodaldo lascia tutti i suoi beni a questa chiesa, tranne una vigna detta “vites longas” che invece viene assegnata proprio alla chiesa di Santa Anastasia per il mantenimento della lampada del SS. Sacramento in suffragio di Teodaldo: “ excepto vites petia una qui nominatur vites longas quas in basilica sancte Anastasie dare dispono pro luminaria mea “ .

Questo documento oltre ad essere la più antica traccia della nostra chiesa, ci fornisce alcune interessanti informazioni. Il riferimento alle “luminaria” attesta come nel tempio si conservasse costantemente l’Eucarestia e quindi come si svolgessero con continuità i sacri riti. Questo fatto fa allora pensare ad una chiesa che a quella data svolgeva già un importante ruolo sacro nel contesto foraneo monzese.

L’altra considerazione che possiamo sviluppare riguarda invece la vigna oggetto della donazione. Nel documento non si fa nessun cenno alla localizzazione e alle dimensioni di questo terreno ma dall’analisi di una serie di documenti successivi che arrivano fino al secolo XVIII, possiamo avanzare la fondata ipotesi che si tratti di una vigna di 22 pertiche posta all’estremo confine sud con Monza (attuale via F.Gioia). La ritroviamo anche sulla carta del catasto Teresiano del 1721 quando veniva citata come “la vigna della Chiesa”, rimasta quindi da un millennio nel patrimonio della nostra chiesa.

 

La "Vigna della Chiesa" nella tavola del Catasto Teresiano del 1721. L'appezzamento si trovava in corrispondenza delle attuali vie Turati e Meda.

Intorno alla proprietà di questa vigna ai primi del 1700 si sviluppò un forte contrasto tra il curato del tempo Don Giacomo Francesco Duni e il priore della Congregazione del SS. Sacramento, certo Giovanni Colombo, a quanto pare elemento non proprio raccomandabile. Il lungo e aspro contenzioso vide Don Duni soccombere pesantemente, con tanto di finale confisca di tutti i beni della sua famiglia nonché nel 1698 la sua destituzione dal ruolo di parroco “essendo stato dichiarato per scemo in parte di cervello e perciò inabile a governare questa Cura”. Ma il povero Don Duni non poté riscattare la stima dei parrocchiani in quanto il 6 ottobre 1701 fu trovato ucciso proprio nella vigna incriminata. Autore dell’efferato omicidio pare a scopo di rapina fu un balordo di nome Michel Angelo Tremolada della Santa, subito individuato e “condannato alla forca sul mercato di Monza strascinato a coda di cavallo con ordine che doppo morte le fosse tagliata la testa e la mano dritta da esporsi al luogo del delitto come si è eseguito”.
Ma il contenzioso fu ereditato dal nuovo parroco Don Paolo Antonio Redaelli. Anche lui però nella sua strenua lotta fatta di memoriali e ricorsi vari per recuperare il possesso della vigna, dovette soccombere alle macchinazioni e diffamazioni da parte del Priore Colombo. In questa sua battaglia il Parroco si trovò anche contro una buona parte dei fedeli, sobillati dal suddetto, tanto che, anche lui come Don Duni, finì sospeso dal suo servizio, accusato di non meglio precisate mancanze. Come il suo predecessore fu giudicato pazzo e lasciato morire in un manicomio di Milano.
Così questa vigna “maledetta”  sembra essere stata per la nostra Parrocchia fonte di non poche sventure.

Ma cos’altro possiamo dire di questo oratorio foraneo sorto in epoca altomedioevale e dipendente dalla curia di San Giovanni Battista di Monza?
Come prima cosa possiamo localizzare la chiesetta sul territorio “santese”. La prima sede della nostra Santa Anastasia non corrispondeva a quella dell’attuale parrocchiale bensì dobbiamo individuarla nell’attuale via Don Galli. Questa indicazione ci risulta estremamente semplice in quanto la chiesa rimase in questo sito fino alla fine del ‘700 e quindi la ritroviamo anche nelle prime carte catastali della Santa.

Con l’edificazione della nuova parrocchiale, l’antico edificio ai primi dell’800 venne purtroppo raso al suolo e il sedime venduto per finanziare la nuova costruzione.
Possiamo anche ipotizzare con buona approssimazione le dimensioni di questo originario oratorio. Facendo riferimento sia ai modelli architettonici dei corrispondenti edifici sacri del tempo che alle effettive misure riportate in documenti posteriori, possiamo immaginare un sacello (piccolo edificio riservato al culto) largo circa 6 metri e lungo non più di 8. Dobbiamo dire che quando a fine ‘700 la chiesa verrà abbattuta le sue dimensioni non saranno poi di molto cresciute. La larghezza infatti resterà pressoché identica mentre si svilupperà in lunghezza fino a circa 20 metri, pur presentandosi con corredo sacro e artistico e con caratteristiche architettoniche ben più ricche.

L'originaria posizione della chiesa di S.Anastasia in via Don Galli sempre sulla tavola del Catasto teresiano del 1721

UNA POSIZIONE STRATEGICA

In rosso il tracciato dell’antica consolare proposto da A.Palestra e in blu invece quello proposto da P.Pensa
Possiamo dunque in definitiva considerare l’oratorio di Santa Anastasia come il centro del più antico insediamento in terra “villasantese”, installatosi lungo la consolare Milano/Olginate all’altezza del XII miliare

L’originaria posizione della Santa Anastasia non è propriamente casuale e ci porta a qualche considerazione sulle origini del borgo della Santa. La chiesa si trovava infatti a ridosso della “strada consolare” che da Milano portava a Olginate/Lecco all’altezza del miliare XII (ad XII lapidem, circa 15 Km da Milano), a quanto pare in sito leggermente sopraelevato rispetto alla strada. Questo asse viario già ai tempi della dominazione longobarda doveva svolgere un ruolo significativo per il contesto socio-economico di Monza e della sua Corte. Una posizione quindi decisamente “strategica” se consideriamo inoltre come all’altezza di quel miliario si dipartiva anche la deviazione verso Vimercate e il fiume Adda.

Sappiamo come fin da epoca romana era proprio intorno ai miliari che si sviluppavano villaggio o comunque insediamenti umani . Ricordiamo ad esempio come al “sesto miliare” di questa consolare sorse quel borgo che poi divenne “Sesto” San Giovanni. Sappiamo anche come spesso all’altezza di biforcazioni delle strade consolari si erigevano templi e altari dedicati a divinità pagane.
Non è quindi infondato ipotizzare che il tempietto cristiano di Santa Anastasia si fosse sovrapposto a un preesistente luogo sacro pagano e che già in epoca romana intorno al miliare XII fosse presente un qualche insediamento agreste. E’ del resto ampiamente testimoniata da numerosi reperti archeologici la presenza di una colonizzazione romana nel territorio monzese.

In particolare ricordiamo un’epigrafe ritrovata in territorio di San Fiorano riportante traccia del culto di Ercole: “Herculi Ursio V(otum) S(toluit) L(ibens) M(ierito)” cioè “A Ercole Ursio scioglie un voto volentieri meritatamente”. Questo Ursio o Ursione, probabilmente un colono romano, era un devoto al culto di Ercole (diffuso nella zona) e rappresenta in un certo senso il “primo residente” nel nostro territorio di cui abbiamo traccia. Per la cronaca, di questa epigrafe si sono perse le tracce e ne resta solo una testimonianza documentale.

LE VICENDE DELLA CHIESA DI SANTA ANASTASIA

Dopo la documentazione fornitaci dal suddetto testamento di epoca longobarda, abbiamo in primo luogo una successione di citazioni in ambito ecclesiastico che restano tra le poche informazioni che ci sono pervenute in merito alle vicende della chiesa di Santa Anastasia e del suo piccolo borgo per tutto il periodo medioevale. Riportiamo le più significative:

CODICE BEDA – INIZIO SECONDO MILLENNIO

Si tratta di una sorta di calendario della chiesa di San Giovanni di Monza redatto dal famoso monaco benedettino Beda il Venerabile. Tra le chiese foranee di Monza si cita quella di Santa Anastasia sita in “Villola” che era un antico toponimo del nostro territorio (1). Nel codice il tempietto si dice intitolato anche a san Vittore (questa doppia dedica, forse confermata da altro documento del 1278, potrebbe avvalorare la datazione della sua erezione in epoca paleocristiana).

BOLLA PAPALE DI CELESTINO II – 1143

Qui Santa Anastasia, soggetta all’Arciprete di Monza, viene invece collocata in “Coliate” (1), come le altre chiese di S.Giorgio, Sant’Alessandro e San Carpoforo.

BREVE DEL PAPA ALESSANDRO III – 1169

Qui Santa Anastasia è elencate tra le chiese di più stretta prossimità a Monza, senza specifica collocazione

BOLLA PAPALE DI CLEMENTE III – 1188

Anche qui la nostra chiesa viene inserita tra quelle di stretta dipendenza da Monza, distinguendola dalle altre.

LIBER NOTITIAE SANCTORUM MEDIOLANI – 1289

Nell’opera agiografica di Goffredo da Bussero, Santa Anastasia è citata “apud Modoetiam” (vicino a Monza). E’ interessante notare come in tutta la vasta diocesi milanese non venga individuata altra intitolazione a questa Santa se non un altare in San Satiro a Milano.

Monza medioevale

Si tratta chiaramente di una documentazione che non ci dice molto sulle vicende sia della chiesa che dell’abitato circostante, se non che Santa Anastasia ha continuato per tutti questi secoli a rappresentare un significativo punto di riferimento nel contesto ecclesiastico della Corte monzese.

 

I PRIMI SEGNI DEL BORGO RURALE

Ci dice invece qualche cosa in più una serie di documenti sempre di epoca medioevale ma di provenienza laica, riportati nel Fondo Varisco (2).

Il primo gruppo di informazioni ci arriva da un “Indice notarile” di Investiture in capo all’Arciprete monzese (contratti di compra/vendita o affitto di terreni e immobili) tra il XII e XIII secolo. Alcuni dei terreni e case interessati da questi atti si dicono collocati “ad Sanctam Anastasiam”. Questo fatto attesta allora che, di sicuro dai primi secoli del secondo millennio, con il nome di Santa Anastasia oramai non si indicava più solamente l’edificio sacro di antica origine ma anche il territorio circostante e il piccolo borgo che intorno alla chiesa si era andato formando. Al volgere del millennio “Santa Anastasia” è già un toponimo che corrispondeva ad una parte del futuro territorio villasantese, per lo meno quella più circostante alla chiesa e al suo borgo. Per quanto riguarda invece tutta la restante parte più vicina a Monza e che costituirà comunque buona parte del territorio della Santa, questa fino a tutto il 1400 resterà sotto il toponimo della “Villora” o “Villola”. Questo antico nome, come quello di Coliate, con il XVI secolo verrà sostituito definitivamente da toponimi a noi più familiari : Villa S.Fiorano, la Santa, S.Alessandro.(3).

Ulteriore conferma ci arriva dal secondo gruppo di documenti. Sempre al Fondo Varisco appartiene un manoscritto del 1261 riportante stralci degli “Inventari Nuovi” di Milano del 1244 (un primo tentativo di censimento a fini tributari fatto da Milano in tutto il territorio del milanese). Tra i tantissimi beni e proprietari censiti alcuni ci risultano particolarmente interessanti. Riportiamo integralmente alcune delle note in elenco:

  1. ‘Salex Videus’ di Monza, possiede un campo tra le cascine di Santa Anastasia e il borgo di Monza di 5 pertiche e 14 tavole, affittato alla chiesa di S. Giovanni, per uno staio di segale.
  2. Nazzario ‘de Coliate’ del borgo di Monza possiede un appezzamento di terra ‘ad Sanctam Anastaxiam’ che confina: a mane con ‘Flannigi Bocacha(ct)e’, a meridie con la strada e a sero con Ottone ‘de Celloria’, affittato annualmente alla chiesa di S. Giovanni di Monza per un canone annuale di due capponi (capones duos).
  3. Ottone ‘de Telloria’ di Santa Anastasia, vicino Monza, possiede un campo di 8 pertiche, 6 tavole e 3 piedi, affittato alla chiesa di S. Giovanni per un canone annuo di tre staia di segale e panico.
  4. Gli eredi del fu ‘Axberi de Telloria’ di Monza, abitanti ‘ad Sanctam Anastaxiam’, possiedono un sedime che confina a mane e a monte con Pagano ‘de Telloria’, a meridie con Musetto Lorenzone, a sero con Beltrame ‘de Villora’, affittato annualmente alla chiesa di S. Giovanni di Monza per un canone livellario annuale di mezzo quarto di vino (medium quartarium vini), altrettante castagne verdi (totidem castanearum viridum) e mezzo pollo (medietatem pulli).
  5. ‘Musetus Lorenzonus’ di Monza possiede un sedime in contrada di S. Anastasia che confina: a mane con Giacomo Ardizoni, a meridie con Ottone ‘de Telloria’, a sero con Beltrame ‘de Villora’ e a monte con Pagano Telloria, affittato annualmente alla chiesa di S. Anastasia per un canone livellario annuale di mezzo quarto di vino (medium quartarium vini), altrettante castagne verdi (totidem castanearum viridum) e mezzo pollo (medietatem unius pulli); possiede inoltre un campo ‘ad Sanctam Anastaxiam’ di 17 pertiche, 2 tavole e 6 piedi, affittato alla stessa chiesa.

Dalle citazioni di questi atti ricaviamo ulteriori dettagli sullo stato del tempo del luogo di Santa Anastasia:

  • nella nota n.1 si cita espressamente la “cascina di santa Anastasia”; agli inizi del 1200, se non in anni precedenti, di fianco alla chiesetta era quindi sorta una cascina, come principale nucleo del piccolo borgo rurale;
  • nella nota n.5 si cita invece Santa Anastasia come “contrada”, chiaramente di Monza, a significare come il piccolissimo borgo fosse considerato comunque una frazione monzese;
  • nelle note n.3, 4 e 5 vengono citati alcuni esponenti della famiglia “de Telloria” indicati come abitanti a Santa Anastasia. Questi personaggi possono essere considerati come i nostri primi concittadini di cui abbiamo notizia, oltretutto componenti una famiglia di possidenti che magari risiedevano nella parte nobile proprio di quella citata cascina.
Nota di trascrizione dagli "Inventari Nuovi" dei possedimenti di tale Salex Videus di Monza.

SI AFFERMA IL NOME DE “LA SANTA”

Fino a tutto il XV secolo non abbiamo informazioni significative sulle vicende del borgo di Santa Anastasia e della sua chiesetta. Possiamo pensare ad un progressivo anche se lento consolidarsi dell’insediamento rurale e delle funzioni del suo edificio sacro. La frazione si trovava immediatamente fuori dell’area urbana di Monza e quindi sede privilegiata di attività agricole e di campi coltivati, anche se in questi primi secoli del primo millennio dovevano essere ancora significative le aree incolte e quelle boschive(4).

Il 1400 segnò però un importante sviluppo nell’evoluzione della toponomastica del nostro territorio. E’ infatti in questo secolo che si afferma il nome di “La Santa” come abbreviazione di Santa Anastasia per indicare la chiesa a lei intitolata e più ancora il territorio che intorno ad essa stava oramai assumendo la configurazione di un distinto borgo foraneo della città di Monza.

In effetti il primo documento in cui abbiamo ritrovato il toponimo di “La Santa” è del tardo 1300. Si tratta di una nota in una ”Investitura di affitto livellario” del 1372 da parte del Canonico monzese di San Giovanni di un terreno sito “ad Sanctam sive ad fossatum” (alla Santa o al fossato). Qui si fa anche riferimento ad un altro antico toponimo, “al fossato”, che sembra alludere alla presenza in zona di una struttura fortificata dotata appunto di fossato (5).

Lungo tutto il XV secolo abbiamo poi una serie di ulteriori documenti che attestano la progressiva scomparsa dell’uso del nome esteso di Santa Anastasia a fronte dell’affermarsi del toponimo La Santa, con il quale del resto si è continuato a chiamare nell’uso corrente il nostro paese fino a l’altro ieri.

  • Due documenti rispettivamente del 1444 e del 1464. Il primo riguarda un’Investitura d’affitto di una vigna da parte dei frati del Convenio di Monza a certo Daniolo de Fidelibus. Quest’ultimo è detto abitante nel “mulino della cascina di Santa Anastasia”. Nel successivo documento del 1464 si cita invece tale Chico de Fidelibus (nipote del suddetto Daniolo) abitante anche lui in quel mulino che adesso si dice invece “de la Sancta, territorii Modoetia” (il mulino in oggetto è molto probabilmente uno di quelli che noi ora conosciamo come “Mulini Asciutti”). E’ qui evidente il passaggio da un toponimo all’altro o perlomeno alla contrazione di quello originario.
    Questi due documenti ci dicono però anche altro. Come prima cosa ci imbattiamo nella famiglia “de Fidelibus” (odierni Fedeli) che restano fra i nostri più antichi concittadini, probabili mugnai della Santa. La presenza poi di questo mulino (quasi sicuramente già fin dal 1300) attesta la dinamicità del contesto socio-economico del borgo. I mulini erano un indiscusso fattore di ricchezza e opportunità commerciale. Oltretutto nella seconda metà del 1400 si aggiungerà ai Mulini Asciutti un secondo mulino sulla Gallarana, all’incrocio tra le attuali vie Garibaldi e Confalonieri (6).
    I due documenti riferiti ai Mulini Asciutti attestano infine che questi edifici e tutta la parte di prati e campi circostanti, ed ora compresa nel Parco di Monza, era storicamente parte integrante del territorio della Santa.
Pergamena del 1464 con la citazione del mulino della Santa, abitato da Chico De Fidelibus
  • Testamento del 1448 di Beltramo Panzolius di Monza, con il quale lascia alla sua consorte, Castellina da Bussero, tra gli altri beni anche un campo di 4 pertiche nel territorio di Monza “ubi dicitur ad Sanctam” (detto alla Santa) ed un altro “super via de la Sancta” (sulla strada per la Santa). Uno di questi campi si dice confinante con la cascina Lasca, di cui non si hanno altre notizie.
  • “Privilegio della roggia Gallarana” del 1475 con il quale la famiglia Gallarani ottiene da Galeazzo Maria Sforza il “privilegio” appunto di poter “cavare acque dal fiume Lambro” per irrigare attraverso una roggia i suoi campi a Carugate. Nel documento si dice anche che già prima di questa data Fazio Gallarani aveva realizzato “con grande sua spesa uno fontanile di sopra dalla Santa per condurre acqua a Carugate”. Abbiamo qui il segno di come anche il nostro territorio nel suo piccolo fu interessato da quell’insieme di grandi opere idrauliche (navigli e canali) che fin dal 1300 fecero della Lombardia una delle provincie più ricche d’Europa. Le tante rogge che cominciarono ad attraversare il nostro territorio ne costituirono un fattore di sicuro arricchimento e ne disegnarono profondamente il panorama(7).
Stralcio della “Carta del Barca” del 1615 con la Santa e le sue rogge e mulini
  • Elenco dei morti del giorno 2 Dicembre 1484: in questo anno Milano, come buona parte d’Italia, vide il diffondersi di una tremenda epidemia di peste nera, chiamata per la sua virulenza l’”epidemia magna”. Anche Monza e il suo territorio ne furono coinvolti e l’Ufficio di Sanità del tempo ci ha lasciato varie testimonianze dell’evento. In particolare nell’elenco dei morti del giorno 2 Dicembre dello stesso anno si cita il concittadino “Chilmus de la Sancta”.
  • L’opera storiografica detta “La Sforziade” scritta dal letterato G. Simonetta nella seconda metà del ‘400. Si tratta di uno scritto agiografico sulle vicende militari e diplomatiche di Francesco Sforza, di cui l’autore divenne anche Segretario ducale. Nella descrizione dell’assedio di Monza del 1450 si cita appunto “il borgo della Sancta, lontano quasi un miglio da Monza”, presso il quale il condottiero N.Piccinino (avverso allo Sforza) decise di accampare le sue truppe, immaginiamo con quale danno, sofferenze e perdite per i poveri contadini del posto.

Arriviamo così alle soglie del XVI secolo che ci restituirà più ampie informazioni e documenti sulle vicende “santesi”. Abbiamo potuto seguire in tutti i secoli precedenti gli sviluppi di questo piccolo insediamento nell’agro monzese, dalla nascita della sua antica chiesetta fino al consolidarsi della frazione rurale della città di Monza.  A quella data la Santa era un borgo di non più di un centinaio di abitanti, per lo più contadini, con la sua chiesa, la sua cascina, i mulini e le atre case coloniche sorte lungo la Strada maestra. Il paesaggio è oramai caratterizzato da un contesto essenzialmente “campestre”, con un significativo sviluppo di tutti i campi lavorati, per lo più a vite o cereali, e una residua presenza di aree incolte o boschive. La Santa rappresentava comunque il nucleo più significativo tra quelli che intorno ad esso (San Fiorano, Sant’Alessandro o la Villa) si svilupparono sul territorio della futura Villasanta.

 

 

NOTE

(1) Vedi articolo “Ma tu sei di Villola o di Coliate?”

(2) Il cosiddetto “Fondo Varisco”, depositato presso la Biblioteca Ambrosiana, raccoglie in effetti i documenti e le carte non solo di don Achille Varisco (1840-1909) ma anche del suo maestro ed amico don Cesare Aguilhon (1808-1892). I due sacerdoti e studiosi monzesi raccolsero documenti, trascrissero note d’archivio e recuperarono cronache delle più diverse epoche, sempre aventi come soggetto Monza e la sua storia. Il loro lavoro rappresenta indubbiamente una ricca fonte di informazioni e documentazione sulle antiche vicende delle terre monzesi.

(3) Per una visione generale della situazione toponomastica del nostro territorio intorno al 1200 rimandiamo alla cartina presente negli articoli : “Ma tu sei di Villola o di Coliate?” e “San Fiorano e la Villa (vecchia).

(4) A tal proposito la chiesetta di Sant’Alessandro veniva originariamente identificata come “ad buscum”, proprio ad indicare come si trovasse in un contesto boschivo.

(5) Vedi articolo : “Ma tu sei di Villola o di Coliate?”.

(6) Sulle vicende degli antichi mulini vedi articolo: “Villasanta terra d’acqua – Parte II°” (I Mulini e i Campari).

(7) Sulle vicende delle nostre rogge vedi articolo: “Villasanta terra d’acque –  Parte I°” (Il Lambro e le rogge).

 

BIBLIOGRAFIA

ASMI =  Fondi  : “Acque P.A.” , “Pergamene per fondi”, “Censo”, “Catasto”

Fondo Varisco presso Biblioteca Ambrosiana

Archivio Storico Civico di Monza : “Pergamene”

P.Colombo “In strata de Mediolano” in La Curt numero zero 2003 – Amici della storia della Brianza

O.Zastrow “La chiesa di santa Anastasia a Villasanta : dalle origini remote ai tempi odierni” – Parrocchia Santa Anastasia Villasanta – 2004

A.Palestra “ Le strade romane nel territorio della diocesi di Milano” –  CIV 1978

A.Palestra “ Strade romane nella Lombardia ambrosiana” – Archivio Ambrosiano LII Milano 1984
Pensa “Le comunicazioni nel bacino dell’Adda” – Archivi di Lecco, anno XI, n.2 aprile-giugno 1988, n.3luglio-settembre 1988.

 A.Sartori  “Monza: la sua storia- Modicia romana e altomedioevale” –  – Ass.ProMonza Ed.Silvana 2002